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Una vita in viaggio - Sara Romanato
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Una vita in viaggio

Viaggiare per me non significa andare in vacanza e probabilmente devo ancora iniziare veramente a viaggiare. Allora cosa significa viaggiare sul serio?

Molto spesso associamo il concetto di viaggio a quello di vacanza solamente perché coincidono a livello temporale. La nostra vita ci porta a viaggiare quando ci prendiamo delle pause dal lavoro e dagli impegni ed automaticamente il viaggio acquista anche il significato di vacanza. Certo si può viaggiare anche così. Ma se ci spingiamo oltre al binomio viaggio-vacanza può manifestarsi ai nostri occhi un significato più profondo legato a questo bisogno di “andare”.

il bisogno di andare

È una pulsione irrefrenabile che non ci fa scendere dall’aereo di ritorno che stiamo già pensando al prossimo sul quale imbarcarci. Ci fa vivere con stupore e desiderio ogni passo su una terra diversa. Non ci lascia riposare a lungo perché bramiamo all’idea di scoprire ogni sfaccettatura del Paese che ci ospita e della sua gente. Già, vogliamo troppo entrare in contatto con la gente e respirare la stessa aria.

Così ogni viaggio è diverso dall’altro e può assumere mille sfaccettature come un caleidoscopio di colori.

Ho vissuto viaggi fortemente introspettivi, come quello che mi ha portato ad attraversare il Vietnam, e viaggi più orientati verso l’esterno, come quando ho vissuto la magia di Bali.

Il comune denominatore resta comunque lo spingermi oltre la mia “zona comfort”, il protendermi verso ciò che non conosco e meravigliarmi continuamente.

Questa mia visione del viaggio é strettamente legata al modo stesso di viaggiare che riassumerei in:  tempo – no comfort – ritmo.

avere tempo, abbandonare i comfort e vivere secondo un nuovo ritmo

Tempo perché credo che, per viaggiare nel senso che ho descritto sopra, sia fondamentale avere tempo a disposizione e quindi poter spendere più giorni possibili nel luogo prescelto. È fattibile e non proibitivo come si potrebbe pensare a primo acchito.

No comfort, lo so, può spaventare ma significa eliminare il superfluo e badare unicamente all’essenziale. Il che non significa svalutare completamente l’aspetto della sistemazione ma neanche farsi ingolosire da hotel e villaggi con ogni qualsivoglia tipo di servizio. A mio parere questi li possiamo lasciare ai vacanzieri, non ai viaggiatori! Allontanano dal cuore pulsante di un Paese e fanno vivere circondati da un’atmosfera artificiale. Pochi comfort anche per quanto riguarda cibo e bevande, lasciandosi trasportare alla ricerca del “vero” bar del paese o della taverna dove si potranno scambiare parole con gli abitanti del posto e non solo con i turisti.

La terza caratteristica del mio modo di viaggiare é il ritmo. Quando si viaggia accade spesso che, ad un certo punto, sia facile perdere la cognizione del tempo, ma è proprio in quel momento che si inizia a vivere al ritmo del Paese che ci ospita. Così il viaggio ci consente di vivere ad un altro ritmo, ci permette di entrare in un’altra dimensione. Provare sulla nostra pelle la Vita del Mondo. Vivere al battito del Vietnam, piuttosto che a quello di Bali o di Cancun.

A presto!

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2 Comments
  • Ilaria
    Posted at 09:30h, 01 Settembre Rispondi

    Bellissima analisi.
    Non vedo l’ora di leggere i tuoi prossimi racconti!

    • Sara Romanato
      Posted at 21:15h, 10 Settembre Rispondi

      Grazie mille!!!

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