Sara Romanato

Dammi una penna e fammi girare il mondo

Perché non bisognerebbe far vedere Babbo Natale ai bambini?

In questi giorni di festa mi sono interrogata sulla tendenza sempre più diffusa di far vedere Babbo Natale ai bambini. La banda dei Babbi Natale entra in azione molto prima della fatidica notte tra il 24 e il 25 dicembre per portare doni (in anticipo!), caramelle e dolciumi o fare semplici apparizioni qua e là per ascoltare (o far finta di ascoltare!) i desideri dei più piccoli.

Ma perché non bisognerebbe far vedere Babbo Natale? E perché la nostra società considera, invece, sempre più giusto che i bambini entrino in contatto con questa figura “mitologica”?

Quando ero piccola, Babbo Natale era il simbolo della magia per eccellenza. Colui che non deve essere nominato o visto per non fargli perdere, d’un tratto, la capacità di volare (e quindi di portare regali!). Gli adulti dell’epoca ben si guardavano dal farci entrare in contatto con questa figura misteriosa, al limite tra il sacro e il profano. Si diceva che, se lo avessimo visto, la polvere magica che consentiva alla sua slitta di volare, non avrebbe più funzionato. Oppure, che non sarebbe più tornato a farci visita: una sorta di passaggio definitivo dall’infanzia alla giovinezza.

Forse, direte voi, era solo un buon modo per farci andare tutti a letto presto!

Ma per me non è così. Spiattellando in faccia ai bambini la nuda e cruda verità che Babbo Natale esiste e, soprattutto, che è uno di noi, bussa alla porta, entra all’asilo, fa il tour delle scuole e delle associazioni sportive, si toglie tutta l’aura di mistero e di magia che circonda l’essere stesso. Si accelera la transizione dall’infanzia alla giovinezza. Si nega la possibilità di rimanere bambini piccoli ancora un po’, di credere all’esistenza della magia, di darsi il privilegio di credere semplicemente a ciò che non si può vedere.

Non è che, forse, tutti questi bambini ci danno noia proprio perché hanno fede in ciò che non possiamo vedere? Non è che, facendogli vedere Babbo Natale, alimentiamo semplicemente il nostro ego di adulti, smaniosi di cogliere e strappare l’ennesimo segno di stupore e meraviglia dal volto dei piccoli?

Non è che il nostro voler mostrare, a tutti i costi, ai piccoli tutto il “mostrabile” equivale al volerci giustificare per l’abolizione della magia nel nostro tempo?

Babbo Natale è un essere magico, la sua esistenza poggia sulle ali dell’immaginazione ed è connessa alla fede nel non manifesto. Protrarre il credo nell’invisibile aumenta la fiducia che l’universo risponda ai desideri più intimi durante tutta l’esistenza. Mantenerlo nascosto, celato, alimenta fortemente la capacità di credere che nonostante l’oscurità, nella vita ci sarà sempre una via, un modo, una strada per esaudire i nostri desideri.

Forse anche noi adulti dovremmo ricominciare ad avere fede in ciò che non possiamo vedere. Forse dovremmo smetterla di rendere tutto visibile e accessibile. Quantomeno per riconnetterci a quegli esseri di luce che eravamo quando aspettavamo Babbo Natale, credendo ancora nei nostri desideri. Svegliandoci al mattino e scoprendo con meraviglia estatica che qualcuno è passato e ha dato un morso al biscotto che gli avevamo lasciato sotto l’albero, accrescendo la fiducia che i nostri sogni verranno presto esauditi.

Pics by Wikipedia

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