Sara Romanato

Dammi una penna e fammi girare il mondo

Nella vita si fa quello che si può e non quello che si vuole

La storia di Tetè

“Nella vita uno fa quello che può e non quello che vuole”. Me lo ripeteva spesso il mio capo durante le giornate grigie in ufficio. Quelle in cui davvero il grigio prendeva il sopravvento. Tutto intorno e anche dentro. I monitor con le illuminazioni sintetiche e impersonali, i freddi neon sopra la testa, i colori degli abiti che sembrano auto-spegnersi per eccesso di luce (poco consona all’ambiente intorno).

Non si può fare quello che si vuole. Suonava come un mantra nella mia testa e in quella di tutti coloro che lo udivano ripetersi all’infinito. In quei giorni, spesso, non potevo nemmeno godere di una finestra aperta sull’esterno. Nessuna via di fuga dalla catechizzazione imposta.

Poi, però, suonava la campana e la verità e la luce prendevano il sopravvento. Forse fuori, il mantra non avrebbe più avuto effetto.

In uno di quei giorni ho parlato con Tetè. Un’amica che usava l’olio essenziale di pompelmo quando ha deciso di partire alla ricerca di un luogo in cui ritrovare sé stessa e, forse, qualcosa di più.

Amo dire che il mondo è la mia casa proprio perché offre mille possibilità di trovarne una da chiamare realmente così.

Un altro detto frequente, che mi ricorda anche Tetè nella nostra conversazione, è quello che dice che, se siamo nati in un luogo preciso di questo pianeta, è perché lì dobbiamo fare qualcosa. Non ci viene spiegato come, però. Nessun libretto di istruzioni quando arriviamo sulla Terra, nel luogo designato dal nostro destino.

Così lungo il cammino, possiamo decidere di chiamare casa un milione di posti.

Tetè in questo momento chiama casa il Perù e più precisamente Valle Sagrado Urubamba.

Mi racconta subito del magnetismo di quella Terra, che l’aveva da sempre attratta. Confessa anche di aver avuto molta paura quando decise di acquistare un biglietto aereo di sola andata per raggiungere Cusco. Ma in quel momento usava l’olio essenziale di pompelmo che la spingeva a fare ciò che voleva e non solamente ciò che poteva, accontentandosi.

Una volta arrivata a Cusco si rese conto che lì riusciva a orientarsi bene e a interloquire con la gente del posto, senza schemi mentali, senza tante barriere.

“Questa Terra ha amplificato i processi che già erano in corso dentro di me, dandogli una spinta propulsiva. Non senza fatica, non senza sofferenza, ho riacquistato il legame con la natura” mi racconta.

Tetè, prima di partire, si considerava abbastanza estremista nella vita. Un po’ come il mio capo quando afferma assertivamente che non si può fare ciò che si vuole. Lei, dal canto suo, era convinta che non si poteva avere rispetto per il creato senza essere vegani o illuminati senza meditare tutti i giorni.

In realtà questo viaggio le ha permesso di trovare un nuovo equilibrio, abbandonando molti dei limiti mentali che ingrigiscono le nostre giornate.

Come ha fatto? Osservando la vita da una prospettiva che non fosse quella del suo luogo di nascita e iniziando così a scrivere da sola il suo libretto di istruzioni per poter fare qualcosa.

“In Perù ho iniziato a coltivare la terra e ad allevare animali. Ho visto il rispetto per le creature anche da parte di chi li alleva per lavoro. Avevo voglia di verità e qui ne ho trovata una che risuona con la mia anima” afferma.

La volontà di partire che manda all’aria ogni mantra e ogni limite ancorato nella nostra mente. E come Kantu, ne La profezia della curandera di H. H. Mamani, Tetè dal Perù, con i suoi consulti on-line su cristalloterapia, fiori di Bach e oli essenziali, impara a servire il prossimo e a farlo con molto amore, affinché l’umanità si possa avvicinare a colui che guida l’universo.

Perché nella vita si può fare quello che si vuole e non solo quello che si può.

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