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Ero arrivata finalmente! - Sara Romanato
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Ero arrivata finalmente!

La luce gialla del sole al tramonto accompagnò l’ultimo volo da Kuala Lumpur a Bali. Ricoprì tutto di un velo d’oro. Le ali dell’aereo scintillavano illuminate da quel sole così vicino e caldo, diverso da quello che lasciai in Europa. Guardai dal finestrino e il calore di quella luce mi fece dimenticare la fredda aria con la quale convivevo da quasi un giorno.

In sottofondo il rumore costante dei motori diventò un tutt’uno con il paesaggio di fuori e lo caratterizzava come il rumore di uno sciame di insetti ad alta quota; il chiacchiericcio di persone prevalentemente europee si mescolava alle interazioni del personale di bordo unicamente asiatico. Di fronte a me il video dell’intrattenimento di bordo proiettava una puntata di Sex and the City, il telefilm che più amai nella mia giovinezza e che ancora mi strappava qualche risata sommessa per non disturbare i miei vicini di posto. A fianco a me, una tenera bambina francese accompagnata più in là dalla madre e da altri fratellini ad un certo punto mi porse il dolce del suo pasto on board. Non dimenticherò mai quel momento. Ancora non studiavo francese e quindi non mi riuscì di spiaccicare di più che un biascicato “Merci”, ma quello che passò nella mia mente era un turbine di emozioni che valicava ogni barriera linguistica. Non mangiai il pasto previsto dalla compagnia aerea perché non c’era l’alternativa vegetariana. Sebbene il personale si prodigò al fine di darmi qualche snack e una bibita, la bimba incoraggiata dalla madre volle donarmi la portata più ambita per chiunque, ovvero il dessert. Quanto altruismo e quanto amore in quel gesto così umano, quando l’unica cosa che ci accomunava erano probabilmente le ore di viaggio.

Dopo una lenta discesa a pelo d’acqua, la costa apparve selvaggia ma ordinata. La pista di atterraggio predominava sull’ambiente circostante. “Ero arrivata, finalmente” pensai e senza accorgermene l’aereo toccò terra.

Non appena si aprirono le porte scorrevoli dell’aeroporto di Bali Denpasar, una folata di aria caldo umida mi investì facendomi cominciare a sudare: “Sono in Asia” mi dissi e il rumore impazzito dei clacson non fece altro che confermare la mia sensazione.

Ancora non sapevo che quello sarebbe stato il momento in cui mi sarei innamorata follemente di questo continente e che non avrei più potuto farne a meno.

Era quasi buio e a fatica distinguevo i tratti di quel paesaggio così esotico e sconosciuto. L’aria pesante e le persone che, come formiche, affollavano il posto mi fecero perdere ancora di più l’orientamento. Lo spazio tra interlocutori era completamente sovvertito, la gente mi veniva addosso proponendomi qualsiasi servizio: “Money change”, “Taxi”, “Food”. Continuai a voltarmi a destra e a sinistra cercando un punto di riferimento, un qualcosa che desse stabilità alla mia mente, ma niente. Finché mi abbandonai, mossi il primo passo e chiamai un taxi.

Dal finestrino tutto scorreva come fotografie mille volte guardate nel web, ma quella volta era diverso, c’ero anch’io. Palazzi in costruzione, cantieri notturni, baracche nel fango, catene commerciali internazionali. I miei pensieri scorrevano altrettanto veloci nell’incertezza di quel primo essere lontano mille miglia da casa.

Bali – tramonto 2013
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